Intervista Pantaleone Megna

Conosciamo Pantaleone Megna, regista di "The Shape of Life"

09/06/2020

Pantaleone Megna- Regista "The Shape of Life"

Pantaleone Megna, Regista

 

Quando e come è nata l’idea di questo film?

L’idea di questo film è nata alcuni anni fa assieme agli altri autori della sceneggiatura, poiché le esperienze di vita ci hanno condotto a fare i conti con la malattia e anche, in particolare, con le patologie genetiche. Così abbiamo provato a mettere insieme la passione per il cinema con l’impegno civile che sentiamo fortemente. Insomma, l’idea di base è che il cinema sia un potente strumento di comunicazione e veicolo culturale, oltre che mezzo di svago. L’intrattenimento e la cultura, uniti in un unico mezzo, favoriscono la riflessione, non solo il piacere di appassionarsi a delle storie. Immergerci in una storia ci permette di “comprendere” nel senso autentico del termine (comprendere la nostra natura, comprendere le differenze, comprendere le gioie e le sofferenze di chi è simile e anche di chi è diverso da noi).

 

Pantaleone Megna the Shape of Life

 

A quale genere appartiene?

Il film è un ibrido che mescola il thriller sociale al dramma familiare. Questa fusione ci è parsa ottimale per il tipo di storia che volevamo raccontare; una storia che vuole far riflettere e nello stesso tempo appassionare. Infatti, la storia si focalizza sui possibili pericoli che la ricerca scientifica può trovarsi ad affrontare se non viene sorretta dal fondamentale principio solidaristico.

 

Cosa distingue, questo, da altri film dello stesso genere?

Innanzitutto, in Italia si producono pochissimi film di questo genere. In secondo luogo, il tema del rapporto tra scienza e società civile, che al giorno d’oggi è a nostro avviso un tema cruciale, come purtroppo abbiamo potuto vedere anche a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 degli ultimi mesi. Il problema di una scienza libera, soprattutto in relazione alla scienza medica, è oggi più che mai un tema di vitale importanza per il benessere complessivo delle persone e per uno sviluppo equo delle nostre società. Infine, c’è da considerare l’idea della messa in scena e delle tecniche cinematografiche che sono state pensate, le quali dovrebbero dare al film un respiro internazionale, nonché una spiccata originalità in termini di esperienza visiva.

 

Pantaleone Megna the Shape of Life

 

Cosa si aspetta dalla sua realizzazione? 

Mi aspetto di riuscire a dare maggiore visibilità alla malattia di Huntington, alla ricerca scientifica (in questo campo e non solo) e più in generale di far riflettere su quanto accennavo prima, a proposito del rapporto tra scienza e società civile: le sfide scientifiche che si pongono nel presente e nell’immediato futuro. E ovviamente mi aspetto che gli spettatori ne siano coinvolti emotivamente e intellettualmente.

 

Come mai è necessario raccogliere fondi in questa fase?

La questione dei fondi per la realizzazione di un film è sempre complicata, soprattutto per questo genere di opere che si propongono di portare sul grande schermo temi nuovi, mai trattati e che si propongono di unire in modo originale intrattenimento e impegno sociale. Ormai la sceneggiatura è stata completata; ma girare un film richiede sforzi economici e materiali notevoli, proprio per far sì che il prodotto finale sia corrispondente alle aspettative, e per veicolarne il messaggio nel modo migliore possibile.

 

Attraverso quali canali verrà distribuito?

Siamo in contatto con tre importanti piattaforme di streaming TV, per il momento posso solamente dire che verrà distribuito tramite una di queste piattaforme, ma non posso dire altro in questa fase.

 

Perché proprio la malattia di Huntington, inclusa la variante pediatrica?

La malattia di Huntington è meno conosciuta di altre patologie neurodegenerative come ad esempio Parkinson o Alzheimer, ed è come se involontariamente si fosse creata una suddivisione tra malattie di serie A e malattie di serie B. Questa cosa ci è sembrata sbagliata. L’opinione pubblica deve essere sensibilizzata, la conoscenza dei campi di ricerca medica deve essere portata all’attenzione dei cittadini senza distinzioni di sorta. Inoltre, l’Huntington, a maggior ragione considerando la variante pediatrica, consente di mettere in evidenza in modo perfetto cosa sia una malattia neurodegenerativa, è come se si trattasse di una malattia archetipica, le cui caratteristiche possono farci comprendere realmente la nostra fragilità e che cosa significhi essere “umani”. Insomma, l’Huntington ci mette di fronte, con potenza, agli aspetti cruciali della nostra natura, proprio attraverso la perdita progressiva di tali caratteristiche, nelle quali corpo e mente si manifestano come un tutt’uno. E poi, in riferimento ai bambini, essi sono simboli per eccellenza della Vita, delle possibilità umane, del futuro, di tutto ciò che ci spinge a impegnarci per realizzare grandi cose; quindi vedere un bambino dover fare i conti con questa malattia è quanto di più ingiusto e contrario alla vita possa esserci. Ecco, il film vuole essere in fin dei conti un inno alla vita, un inno che si manifesta attraverso l’allegoria della rinascita.

 

Pantaleone Megna the Shape of Life

 

C'è un messaggio che vuole lanciare alla comunità dei pazienti?

L’unico messaggio sensato ai pazienti Huntington è quello di avere coraggio e di affidarsi ai progressi della ricerca scientifica. Purtroppo, in simili circostanze si rischia di diventare retorici, ma vorrei evitarlo. Ed è proprio la conoscenza che ci può permettere di evitare la retorica, laddove c’è bisogno di promuovere la comprensione, la vicinanza reale a chi è costretto a vivere una esperienza drammatica come questa, sia direttamente sulla propria pelle, sia indirettamente, sulla pelle dei propri familiari o amici. Insomma, facciamo in modo che conoscenza e solidarietà vadano sempre a braccetto.

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