Counseling
La protagonista di questa storia è una persona che preferisce restare anonima e che ringraziamo per avere comunque desiderato, e scelto, di raccontarla.
25/08/2026
L'Importanza del Counseling Genetico.
“Cosa ne sapete voi di quello che vivo a casa? Voi non vivete la malattia ogni giorno.”
Sono queste le parole, miste a paura e pianto, rivolte alla psicoterapeuta che mi ha raccolto dopo essermi sottoposta al test genetico.
Quel giorno di aprile non avevo raggiunto la sede LIRH di Roma per effettuare il test, anzi, pensavo che non avrei mai avuto il coraggio. Avevo chiamato come sempre e come sempre Maria mi aveva risposto con tono rassicurante, stavolta non per mio fratello, ma per me stessa. Volevo un incontro con l’equipe per confrontarmi sulle mie condizioni, sulle opportunità e sulla sola e remota possibilità di effettuare il test. Quel giorno però qualcosa scattò dentro me ed ebbi il coraggio di affrontare il momento che avevo immaginato da tutta una vita. Il professore Squitieri era con me nel momento in cui il sangue veniva prelevato. Nessuno, in nessun momento mi aveva incoraggiato a sottopormi al test, anzi, più volte mi era stato chiesto se ero sicura di volerlo fare ed io ero sicura….sicura di non voler più tornare indietro in quel momento.
Sono trascorsi diversi mesi in cui ho navigato in balia delle onde: un giorno volevo remare, l’altro attraccare e un altro ancora affondare. Ogni volta che il mare era troppo agitato trovavo Marta, la psicoterapeuta che mi e’ stata assegnata per il percorso di counseling, a placare la tempesta che imperversava dentro me. Dopo ogni nostro incontro io trovavo conforto e ritrovavo la pace; per la prima volta avevo avuto modo di confrontarmi apertamente con qualcuno che mi capiva fino in fondo. Più parlavamo e più io avevo bisogno di parlarle ancora e così chiesi alla LIRH altri incontri e anche un incontro per il mio compagno.
I mesi passavano, io viaggiavo in giro per il mondo e l’esito del mio test era disponibile già da un pò. Ho posticipato e volevo posticipare ancora il ritiro. Avrei potuto posticipare mille volte ancora o decidere di non ritirare mai l’esito del test, ma sentivo dentro me che ormai per me non era piu’ possibile tornare indietro. Sapevo che il mio appuntamento era arrivato e quindi a un certo punto ho deciso di farmi forza e andare.
Il giorno prima del ritiro è stato un giorno di quiete ma nel momento in cui sono arriva a Roma, ho cominciato ad avere paura, le mani erano gelate e sentivo l’ansia scorrere in ogni parte del mio corpo. Il passo era lento ma è stato incessante, tutto diretto verso la scoperta della verità. Anche in quel momento avrei potuto decidere di fermarmi e non ritirare il risultato, mi sarei potuta fermare anche un attimo prima.
Ancora una volta però ho trovato Marta. Lei mi ha raccolto dopo il prelievo, lei mi ha accompagnato durante il counseling e lei mi ha accolto il giorno del ritiro abbracciandomi forte. Nelle sue mani mi è stato comunicato l’esito.
Questo racconto non finisce con la rivelazione del mio risultato ma con la testimonianza dell’importanza che ha avuto per me questo percorso. Tutto questo mi ha insegnato che io non sarei mai stata il frutto del mio rischio genetico ma per sempre il risultato di quello che avevo vissuto fino a quel momento. Avevo paura che la rivelazione della mia condizione mi avrebbe cambiato e invece nulla e’ cambiato, avevo paura che mi sarei persa e invece non mi sono persa. Avevo paura che non sarei riuscita a mantenere il segreto sulla mia condizione e invece ho rivelato l’esito solo a chi volevo rivelarlo.
Io sarei rimasta io e così è stato, a prescindere dall’esito scritto sul referto.
Grazie LIRH!